martedì 20 giugno 2017

PECHINO, DOVE ORIENTE E OCCIDENTE SI INCONTRANO


Un nostro inviato è stato recentemente a Pechino: le vorticose trasformazioni della millenaria capitale della Cina viste in prima persona tra modernità e tradizione


“La Cina è vicina”, questo è lo slogan con il quale, sempre più frequentemente, ci si riferisce a questo grande paese asiatico. Si può parlare di vicinanza non solo per la numerosa e radicata presenza cinese nella penisola italiana, ma anche perché la “Terra di Centro” (termine con il quale la Cina è chiamata dai suoi abitanti) ha raggiunto uno sviluppo economico e un benessere diffuso che ha portato la sua popolazione urbana a vivere come noi occidentali. Questo lo si può facilmente desumere, se ci si reca in viaggio a Pechino, fin dal primo impatto con lo skyline della Capitale dove si stagliano palazzi imponenti, di altezza simile o superiore a quelli delle più importanti metropoli europee e americane. A Pechino e dintorni sono enormi alcuni luoghi simbolo della città, come Piazza Tienanmen, i templi di Confucio e di Lama, il Palazzo del Cielo e altri antichissimi edifici sacri, oltre alla Grande Muraglia, raggiungibile più velocemente a Mutianyu, una località distante dalla Capitale circa 70 chilometri. Per una parte di queste celeberrime attrazioni sono necessarie diverse ore di visita e ben presto si possono cogliere le profonde differenze di questi luoghi rispetto a quelli delle nostre città. Gran parte dei monumenti infatti, in primis quelli sacri, seguono dei profili architettonici caratteristici diversi da quelli occidentali. Come anticipato, fatta eccezione per qualche piccola sacca di povertà, circoscrivibile alla presenza di qualche mendicante nelle strade e nei vicoli stretti del centro (Hutong) in cui gli abitanti di questi quartieri sono ancora costretti ad utilizzare i bagni pubblici, i pechinesi vivono all’“occidentale”. Ad esempio se si prende la metropolitana è facile notare che una parte dei passeggeri è costantemente intenta ad usare il proprio cellulare, proprio come ormai avviene regolarmente nei mezzi pubblici di Milano. In aggiunta la metro della Capitale è tecnologica, ha prezzi convenienti ed è facile acquistare i biglietti, a differenza che nelle nostre principali città, dove nei distributori automatici è difficile capire le tariffe di cui si ha bisogno. Infine sono da menzionare alcune singolarità in ambito culinario della Cina: i piatti tipici sono, oltre al riso, l’anatra arrosto, la cui carne è molto simile a quella del pollo, e altri animali che mai ci immagineremmo di mangiare come scorpioni, cavallette o blatte, anche se il consumo di questi cibi tra i cinesi è limitato, e per certi versi sono più i turisti occidentali a voler “provare” nuovi gusti. Peraltro nei ristoranti di Pechino i prezzi risultano più abbordabili rispetto a quelli italiani. Ad esempio, in locali rinomati è molto facile arrivare a spendere al massimo 10-11 euro a testa. Last but not least è da sottolineare la disponibilità dei cinesi che, in genere, sono sempre pronti ad aiutarti quando chiedi loro delle informazioni, nonostante in certi casi conoscano solo il mandarino e non parlino inglese. Del resto cordialità e ospitalità sono da secoli nobili tratti distintivi del popolo cinese. 

venerdì 6 gennaio 2017

MEDIA E INFORMAZIONE: UNA REALTA’ DA PRENDERE SEMPRE PIU’ CON LE MOLLE

Poter usufruire mediante un semplice click di aggiornamenti in tempo reale provenienti dai quattro angoli del globo stando comodamente seduti in poltrona o in metropolitana è sicuramente una delle più straordinarie conquiste e innovazioni dell'epoca in cui viviamo. Conseguenza inevitabile di una società che deve consumare tutto alla velocità della luce (notizie, ma anche mode, costumi, canzoni, ecc.) è che ci sia una vasta rete di mass media in grado di riprendere novità, diffondere nuove tendenze, arrivando alle persone il più rapidamente possibile non solo per informarle, ma, sovente per indirizzarle nei modi di pensare e di agire. È infatti ben noto al grande pubblico l'aforisma del magnate dell'informazione Charles Foster Kane nel capolavoro di Orson Welles, 'Quarto potere' (1941): 'io sono un'autorità su come far pensare la gente. Ci sono i giornali per esempio, sono proprietario di molti giornali da New York a San Francisco...'. A distanza di settantacinque anni il tutto risulta ovviamente assai più amplificato e complesso.
Oggi, come e più di allora infatti, bruciare le tempistiche è diventata sempre più una necessità pressante e inaggirabile, vista anche la serrata competizione tra televisioni, siti internet, emittenti radiofoniche e quotidiani per catturare i lettori e gli ascoltatori, tuttavia la divulgazione delle notizie dovrebbe sempre essere ponderata oltre che istantanea, senza che la velocità vada ineluttabilmente a detrimento della veridicità, dell'accuratezza quando non, addirittura, del buon senso. Se, infatti, le elementari norme deontologiche dell'informazione non vengono rispettate perché sacrificate alla logica deIl'audience il risultato ultimo è che, travolti come quotidianamente siamo da una spropositata quantità di notizie non sappiamo più, in quanto opinione pubblica, nemmeno a quali fonti affidarci per poter conferire un certificato grado di affidabilità a quanto leggiamo e ascoltiamo. In sostanza la ‘overdose’ mediatica quotidiana cui siamo sottoposti penalizza drasticamente, e inevitabilmente, la qualità di una corretta informazione. Essere più informati non significa automaticamente essere meglio informati. Può sembrare un paradosso, ma non lo è. Associato alla superficialità di certi mass media c'è poi il discorso della privacy: minori e, finanche, bambini impiegati impropriamente in spot e campagne pubblicitarie illimitate che vengono talvolta ripresi e rilanciati su giornali, Tv e Internet senza alcuna protezione o filtro. Non solo bambini, comunque. In questo senso il primo esempio che viene in mente, anche perché strettamente legato allattualità, è quello dei poliziotti italiani che hanno fermato e ucciso a Sesto San Giovanni l'autore della strage del mercatino di Natale a Berlino: immediatamente dopo i fatti abbiamo visto la velocità con la quale sono stati resi pubblici i nomi e i volti di questi due agenti, senza pensare ad eventuali ripercussioni future per la vita di queste persone. Il motivo è presto detto: l'enfasi data dai media alla 'caccia all'uomo' scatenata dagli inquirenti nei giorni successivi all'attentato terroristico aveva portato ad una frenesia quasi isterica all’interno del circo mediatico nazionale nel momento della 'neutralizzazione' del soggetto in questione. Del resto qui si aveva a che fare con un appartenente all'autoproclamato stato islamico, e non con criminali comuni. A onor del vero i primi a rivelare lidentità degli agenti sono stati membri delle istituzioni e quindi la frittata, per così dire, era già stata fatta, ma l'esercito dell'informazione ha subito preso la palla al balzo, pubblicando le foto di queste due persone e diffondendo persino qualche informazione sulla loro vita personale. 
Last but not least, cavalcare le paure anziché governare le emozioni o, peggio, creare vere e proprie psicosi sociali di massa del tutto inopportune e ingiustificate sono di frequente gli spiacevoli 'effetti collaterali' di questa ipertrofia di mezzi di comunicazione, i quali combattono tra di loro sempre più sul terreno del sensazionalismo e del colpo ad effetto. Ecco che la logica dello show business va a braccetto con quella dell'audience, ed il cerchio si chiude perfettamente, in deroga all’ottemperanza di criteri deontologici propri della professione giornalistica, oltre che del buon senso.

giovedì 17 novembre 2016

L'Italia non è (più) un Paese per giovani

“Beati voi giovani che avrete più di noi e dei vostri padri!”: quante volte abbiamo sentito questo ritornello pronunciato dai nostri nonni e, in generale, da persone della terza età anche solo fino a dieci anni fa. La nostra sarebbe dovuta essere la Generazione fortunata, con migliori prospettive, opportunità, salari d’ingresso, tutele e quant’altro. Tuttavia la realtà che quotidianamente ci troviamo di fronte in Italia non corrisponde per nulla a questo quadro idilliaco: la stessa rivoluzione digitale, la cosiddetta new economy e il suo settore high tech non sono state sufficienti a garantire occupazione e benessere crescenti, con buona pace di tutti quei mezzi di comunicazione di massa che ancora si ostinano ad affermare il contrario. Ce lo conferma anche l’ultimo rapporto della Caritas che sancisce chiaramente come la povertà in Italia sia inversamente proporzionale all'aumentare dell’età. Tradotto: tanto più si è giovani, tanto meno, mediamente, si è privilegiati, e, quel che è peggio, questo trend è destinato a crescere ulteriormente in futuro. Come se non bastasse poi i numeri dell’organo pastorale della Cei mettono in luce anche un altro punto assai significativo: rimangono in numero maggiore gli stranieri a chiedere aiuto ai centri di assistenza della Chiesa cattolica (57,2% sul totale), ma, in controtendenza rispetto al dato nazionale, nel Mezzogiorno sono gli stessi cittadini italiani a rivolgersi con più assiduità rispetto agli immigrati. In questa parte della Penisola, infatti, il 66,6% di chi si appella alla Caritas è nato in Italia. Un’Italia sempre più povera e diseguale insomma. Indigeni ed extracomunitari, la più parte molto giovani, sembrano dunque essere accomunati da un medesimo destino, permeato da precarietà e incertezza. Non il miglior viatico questo per assicurare la mobilità sociale e il ricambio della classe dirigente. L'Italia, ammesso lo sia mai stata, non è più un Paese per giovani.

martedì 25 ottobre 2016

Teatri d'opera: un sistema che non funziona

Teatri d’opera italiani: non ci sono i soldi per andare avanti. In Italia, infatti, solo tre enti lirici sono riusciti ad avere un bilancio in pareggio o in attivo nell'ultimo anno. Si tratta della Scala di Milano, del Regio di Torino e de La Fenice di Venezia. Come mai tutte le altre fondazioni liriche, fra cui figurano nomi prestigiosi come il San Carlo di Napoli, il Comunale di Bologna, il Regio di Parma, il Carlo Felice di Genova, il Petruzzelli di Bari e altri, non navigano in buone acque? I motivi sono molteplici: da un lato i tagli operati in questi ultimi anni da parte del Ministero dei beni culturali nel finanziamento agli enti lirici. A questo proposito nel 2016 il MIBAC ha stanziato per i primi quattordici teatri d’opera italiani 183 milioni di euro, una cifra inferiore rispetto ai 191 milioni spesi nel 2011. Basti pensare che, notizia di questi giorni, l’opera di inaugurazione della stagione del Carlo Felice di Genova (“La Rondine” di Puccini), prevista per il 9 novembre non andrà in scena. Dalla fondazione del teatro ligure fanno sapere che la cancellazione dello spettacolo è dovuta al mancato stanziamento dei fondi previsti a sostegno delle istituzioni culturali dalla legge Bray (Ministro dei beni culturali nel governo Letta), a causa di una serie di intoppi burocratici. Il testo normativo prevedeva un finanziamento di 13 milioni di euro per il Carlo Felice. Quindi, anche in questo caso, il bizantinismo della legislazione italiana ci ha messo il suo zampino. Inoltre secondo alcuni, il modello di gestione economica dei teatri, dovrebbe seguire quello americano, incentrato sul finanziamento privato. A sostegno di questa tesi ci sono i casi della Scala e del Regio di Torino, proprio due dei teatri con il bilancio non in passivo, che hanno tra i loro sponsor importanti imprese o banche private (Finmeccanica, Intesa Sanpaolo ecc.). In aggiunta ci sono anche altri fattori che possono influire su questo stato di crisi dei teatri d’opera italiani. Ad esempio, il costo eccessivo dei biglietti: al San Carlo di Napoli per avere un posto in platea bisogna sborsare dagli 80 ai 100 euro, quasi 90 al Carlo Felice. A tal fine bisognerebbe ridurre il prezzo dei tagliandi, perché così, ovviamente aumenterebbero gli spettatori e, seguendo il già citato modello americano, a cui si aggiungerebbero i finanziamenti del ministero della cultura, le entrate non diminuirebbero. Inoltre sarebbe necessario aumentare l’interesse per la  lirica e la musica classica in generale da parte dei giovani. In questo senso la scuola e i mass media dovrebbero valorizzare questo importante ambito culturale, in modo tale che nei prossimi anni i teatri d’opera non rimangano vuoti.

venerdì 7 ottobre 2016

Cervelli in fuga

Risultati immagini per fuga giovani talenti
Proprio nel momento un cui le polemiche politiche riguardanti l’accoglienza di profughi e migranti economici in Italia e in Europa sembrano aver raggiunto il loro apice, per contrappasso continua ad accentuarsi l’esodo di giovani e meno giovani dal nostro Paese verso l’estero: secondo il rapporto recentemente pubblicato dalla Fondazione Migrantes (organismo pastorale della Comunità Episcopale Italiana), infatti, nel solo anno 2015 hanno lasciato il Bel Paese 107.529 persone, con un aumento del 3,7 % rispetto all’anno precedente. In totale ammonterebbero a 4.811.163 i nostri connazionali residenti all’estero e iscritti all’AIRE (Anagrafe degli italiani all’Estero), con una mobilità aumentata del 55% nell’ultimo decennio. In sostanza, osserviamo, il numero di popolazione straniera in regola residente ad oggi in Italia (di poco superiore alle 5 milioni di unità) equivale all’incirca al numero di connazionali che vivono e lavorano stabilmente all’estero. Segnale inequivocabile che sempre più spesso i giovani italiani (la fascia d’età maggiormente coinvolta da questo flusso migratorio è logicamente quella dai 18 ai 34 anni) si trovano costretti a fare scelte di vita obbligate e a tentare di costruire il proprio futuro lontano da casa. Per qualcuno di questi la scelta sarà certamente dettata da opportunità personali e professionali appaganti ed economicamente vantaggiose, tuttavia per la maggioranza si tratta, come detto, di una vera e propria necessità. Una spia della profonda crisi economica e sociale in cui si è imbattuta l’Italia negli ultimi anni, incapace di garantire lavoro e prospettive di vita finanche alle sue menti migliori, giovani e brillanti neolaureati che non trovano spazio e opportunità nell’angusto e spietato mercato del lavoro. Interessante infine notare poi che non siano più solamente i Paesi europei (Germania, Gran Bretagna, Francia, Spagna, Svizzera e Belgio su tutti) le mete privilegiate, ma ci sia sempre più spinta verso il Sudamerica. In questo senso la parte del leone è esercitata dal Brasile. Il gigante verdeoro, infatti, è il Paese che negli ultimi dieci anni ha registrato il maggior incremento netto (+ 151 %) di immigrati italiani, la cui cifra totale di residenti in loco iscritti all’AIRE ha raggiunto le 373 mila unità. Una dimostrazione tangibile dei tempi che cambiano, ma anche, se vogliamo, un ritorno su scala ridotta al passato, in particolare agli albori del secolo scorso, con i trolley al posto delle valigie di cartone e smartphones e tablets come compagni di viaggio hi-tech.  

domenica 10 luglio 2016

Viaggio nella Antica Palestina tra passato, presente e futuro


Un nostro inviato è appena ritornato da un viaggio in Terrasanta: ecco le sue entusiastiche impressioni!

Una meta suggestiva e al tempo stesso inquietante: la Terrasanta. Sappiamo i problemi politici presenti in quest’area geografica, ma il gioco vale la candela. Gerusalemme, capitale di Israele e rivendicata dall’Autorità nazionale palestinese, è una città con monumenti legati alla storia delle tre grandi religioni monoteistiche (Ebraismo, Cristianesimo e Islam). Basti infatti pensare alla Città Vecchia con i luoghi legati alla storia di Gesù e della Madonna (Basilica del Santo Sepolcro, la Chiesa della tomba della Vergine Maria) o al Muro del Pianto, con gli ebrei intenti a pregare sui testi sacri o alla Spianata delle Moschee, parte della città sacra ai musulmani come anche ai cristiani. In questo luogo Gesù scacciò i mercanti dal Tempio. Inoltre non molto distante da Gerusalemme si trova Betlemme, la città, appartenente all’Autorità palestinese e separata da un imponente muro, che ha dato i natali a Gesù, con la chiesa della Natività o della grotta del latte. Ma i luoghi suggestivi non finiscono qui. Nei pressi di Gerusalemme, infatti, c’è il Mar Morto con le sue acque calde, posto a una depressione di 400 metri, luogo di turismo estivo con i suoi imponenti alberghi e villaggi turistici. Poi c’è Jaffa, località marittima posta nell’area metropolitana di Tel Aviv, per certi versi simile a Gerusalemme. Nelle sue strade si possono trovare chiese cristiane e una moschea, nonché edifici antichi risalenti a diversi periodi storici. Infine qualche parola da spendere per Tel Aviv, la capitale economica di Israele, città ultramoderna con uno skyline formato da tanti grattacieli, presenti anche a ridosso delle spiagge, che rendono simile questo tratto di costa mediterranea alle spiagge di Copacabana a Rio de Janeiro o alla Costa del Sol in Spagna. Certo, come già accennato all’inizio, la tensione tra israeliani e palestinesi è palpabile e il dispiegamento della polizia israeliana, assieme alla presenza di telecamere di sorveglianza, è imponente al fine di prevenire eventuali attentati. Tuttavia, in certi casi, le divergenze politiche possono venir meno davanti al turismo: “Business is Business” e, ad esempio, si possono trovare nel quartiere musulmano della Città Vecchia dei negozi nei quali si vendono oggetti sacri della religione ebraica (Kippah, Menorah ecc...). L'esperienza nei principali luoghi della Antica Palestina, punto di incontro tra Oriente e Occidente e luogo di ritrovo di tre religioni, lascia dunque in eredità il fascino di questi territori traboccanti di storia con tutte le loro contraddizioni e divisioni che persistono ancora oggi. Divisioni che speriamo possano essere, in un futuro non troppo lontano, definitivamente superate.

domenica 1 dicembre 2013

Diario di una escort italiana


Una canzone di Battiato diceva "I desideri mitici di prostitute libiche...". Erano gli anni '80 e si parlava ancora di prostitute per definire chi faceva il mestiere più antico del mondo. Oggi cambiano i termini, si tende a inglesizzare tutto, quindi spazio ad un nuovo termine: escort.
Siamo abituati a sentire questo termine usato ormai nei telegiornali dove non si può dire puttana, bisogna essere politicamente corretti. Già perché vuoi mettere usare un termine straniero? E' molto più fine e sembra quasi dare un alone di mistero. Il termine escort poi in questi anni è stato legato alla politica, ai personaggi famosi e a una prostituzione di alto bordo.
Qui non vogliamo parlare di bunga bunga o simili. Prendiamo il termine per quello che è, perché dietro alle parole ci sono delle persone che fanno scelte di vita. Come ad esempio Rita, una escort pugliese che cura il suo blog personale http://escortbbw.blogspot.it/ dove scrive a ruota libera i suoi pensieri, le sue riflessioni e le sue esperienze di vita vissuta.
Abbiamo fatto qualche domanda a Rita e abbiamo scoperto un'escort atipica, non di quelle che potete sentire ai telegiornali, dove si parla di regalini e buste. Una persona che ha fatto una scelta di vita e che alla fine conferma che non è cambiato poi molto da quando Battiato cantava dei desideri mitici...

1) Il tuo blog sembra quello di una "pretty woman" italiana. Solo pura esigenza di esternare i tuoi pensieri o è anche una forma di pubblicità?

Il blog è nato 6 anni fa quando in Italia le bbw o curvy erano concetti lontanissimi e su cui nessuno osava porci nemmeno il pensiero, pertanto la prima a rimanere attonita dal mio successo fui proprio io e dovevo raccontarlo a qualcuno .Poi per forza di cose ho dovuto inserire i miei contatti perché non riuscivo a rispondere a tutti i messaggi privati che mi arrivavano,di commerciale non ho concluso poi molto con il blog ma ho conosciuto persone a cui tutt' oggi sono molto legata da profonda amicizia .

2) Si sente parlare in questi giorni di baby escort.
Secondo te, cosa spinge una ragazzina a intraprendere questo percorso? Solo la voglia del capo firmato, cellulare etc... ?

Io ho una figlia dell'età di queste ragazze e quello che ho osservato in queste bambine sia un bisogno smodato di atteggiarsi ad adulte.Io e le mie amiche a 14 anni pasticciavamo in cucina copiando le ricette delle mamme o ci si vantava che si riuscisse a pulire un intero salotto da sole,adesso forse l'esempio da imitare è diverso. Per fortuna io nella vita privata sono una sana mamma jeans e maglioncino che compra riviste di cucito e gli insegnanti stessi di mia figlia mi rimproverano del fatto che ancora non faccia uscire dal guscio mia figlia,ma per me c'è un tempo per tutto e a me non sembra il momento di rompere quel guscio.

3) All'interno dei tuoi post ho letto che hai un lavoro. La seconda vita di escort l'hai intrapresa per arrotondare o per permetterti "quel qualcosa di più"?

A dire il vero ho intrapreso questa attività senza crederci, essendo una bbw avevo solo voglia di avere un uomo che mi desiderasse per il mio fisico così tanto da dovermi pagare. Poi tutto è andato oltre le più rosee aspettative e ammetto di essermi sistemata ben oltre quello che il mio lavoro mi avrebbe permesso sino alla pensione.

4) Nel tuo blog racconti esperienze con i tuoi clienti in modo vero ma anche ironico, mettendo a nudo le loro debolezze. Loro sono anche lettori del tuo blog? Come la prendono quando leggono i tuoi commenti?

Il post solitamente è scritto con nomi diversi e magari con luoghi o posti diversi da dove è avvenuto l'incontro. Alle volte scrivo una bozza la mando loro per email e chiedo il permesso di pubblicarla ,qualche volta succede che mi chiedono di non pubblicarla e tutto viene cancellato.

5) Come influisce la tua professione di escort nei rapporti interpersonali e nelle relazioni affettive?

Posso dire che sin ora nessuno ha mai sospettato lontanamente che io possa essere una escort,qualche volta magari nei discorsi di sesso mi trovano un po' troppo preparata. La vita affettiva e famigliare per un certo tempo è stata sacrificata perché ero sempre lì a nascondermi con questo secondo cellulare che squillava o sparivo un paio d'ore e nessuno sapeva dove fossi. Poi mi sono resa conto che stavo annullando la vita della donna normale ed ho mollato di parecchio il tiro.

6) L'incipit del tuo blog è "UNA ESCORT BBW È QUEL TIPO DI DONNA CHE MOLTI UOMINI DERIDONO NEI DISCORSI PERBENE, ED ADORANO SPUPAZZARE NEI LORO GIOCHI PROIBITI".
Come ti fa sentire quando questi uomini vengono da te? Una specie di rivincita?
Certo il tutto è partito da questo .

7) In altre nazioni la prostituzione è legalizzata e regolamentata, cosa pensi se anche l'Italia riaprirebbe le "case di tolleranza" o farebbe quartieri ad hoc?

L'italia non è un paese capace di rispettare i lavoratori in generale,c'è molto lavoro nero e sfruttamento in tutti i campi, legalizzare la prostituzione equivarrebbe a tenere aperto un esercizio commerciale dove sfruttare le donne, non cambierebbe molto da quello che succede sulle strade, si fatturerebbero 3 clienti ma la donna sarebbe comunque costretta  farsene 10 .

8) Che rapporti hai con i tuoi clienti? Quale tipologia di persona si rivolge a te?

Uomini fra i 25 ed i 40 anni ,solitamente sposati o fidanzati, a cui non manca il sesso ma magari gli manca l'amica con cui parlare di certe cose o con cui mettere in atto delle piccole fantasie.Sicuramente sono uomini che cercano la scappatella ma non volendosi mettere nel giro pericoloso dell'amante che dopo due mesi ti chiede quel qualcosa in più preferiscono pagarti, anche una volta a settimana senza che tu recrimini nulla da quel rapporto. Naturalmente amanti delle forme abbondanti.

9) Hai mai avuto paura che ti capitasse qualcosa? Quale è stata la richiesta più strana che ti hanno fatto?

Quando al telefono la persona mi convince poco , sparo un prezzo alto per farlo desistere,oppure gli dico che al momento non sono in Puglia. Per il resto non ho mai incontrato persone che mi incutessero paura. La richiesta più strana è stata quella di una coppia di Gay che mi ha tenuta lì a mo di bambola a guardare le loro effusioni.

10) L'italia in ogni settore ha una forte concorrenza dell'est Europa e Cina. Com'è la concorrenza da parte delle ragazze di altre nazioni? 

La concorrenza nel mio caso è inesistente, poiché queste ragazze lavorano a numeri, hanno un industria del sesso e se posso usare questo termine loro raccolgono quel tipo di clienti che hanno bisogno di svuotarsi ed andare via. Anzi se non ci fossero loro a raccogliere questo tipo di uomini sarebbe un bel guaio .

11) La crisi che attanaglia il nostro paese è sotto gli occhi di tutti. Come si ripercuote sulla tua vita di escort in termini di numero di clienti e di prezzi?

Molti dei miei clienti stanno vivendo la crisi, chi è in cassa integrazione che peggio è stato licenziato o ha chiuso la sua attività, certo qualcuno di loro si sarà rivolto alle extracomunitarie e molti di loro hanno diradato le visite. Certo quelli che ti chiamano in onore della vecchia amicizia chiedendoti uno sconto o un incontro gratis ci sono ma io piuttosto che svendermi rinuncio. Ho già avuto tanto da queste persone e preferisco mantenerne un buon ricordo piuttosto che finirla in maniera squallida.



martedì 26 novembre 2013

Knockout Game l'ultima follia dei teenagers americani


Picchia, stendi e scappa. Pare sia questa la nuova delirante "moda" in voga negli Stati Uniti.  Si chiama "knockout" ed è già costata la vita a tre persone tra Washington e New York, uomini e donne innocenti che hanno avuto il solo torto di trovarsi nel momento sbagliato al posto sbagliato. No, non è un gioco, a dispetto del nome. E ciò che fa ancora più rabbrividire è che alcuni protagonisti di questi gesti insani siano ragazzi minorenni (dai 13 ai 16 anni) che individuano passanti isolati quali "facili" prede per questi "rituali di iniziazione". Ecco che allora la violenza bruta, fatti di calci e pugni si consuma in un attimo, mentre qualche complice si preoccupa addirittura di filmare video amatoriali da postare su youtube (vedi sopra). Sadismo, divertimento, noia, emulazione, razzismo: queste alcune delle ipotesi formulate dagli investigatori che hanno fermato una parte di questi delinquenti grazie proprio ai filmati circolanti in rete. Ribrezzo, rabbia, impotenza le reazioni della gente comune, che non riesce a spiegarsi il perché di tanta (assurda) violenza. Il vuoto pneumatico, questo ci dev'essere  nella testa dei soggetti in questione. Novelli drughi impenitenti che la società in cui viviamo continuamente coltiva propinando modelli di comportamento sbagliati tramite tv, internet e social network. Chi è causa del suo mal...