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lunedì 11 giugno 2018

TRA MOSCA E SAN PIETROBURGO: VIAGGIO NEL CUORE DELLA GRANDE RUSSIA





















La Russia si prepara agli imminenti Mondiali di calcio e, anche per questo motivo, cerca di darsi un’immagine di Paese efficiente e ordinato. Balza subito all’occhio come, in confronto a metropoli nostrane quali Milano o Roma, sia meno frequente trovare le vie di Mosca e San Pietroburgo in preda al degrado o alla presenza di persone che vivono ai margini della società. Pulizia delle strade e un capillare controllo delle forze dell’ordine sono tra i fattori che impediscono questi fenomeni, congiuntamente ad un efficiente servizio di mezzi pubblici. A questo proposito la frequenza delle corse delle reti metropolitane di Mosca e San Pietroburgo può arrivare al massimo a quattro minuti nelle ore notturne. E’ da evidenziare poi come alcune delle fermate siano delle vere e proprie opere d’arte. La rete di questi mezzi risale agli anni ’50 ai tempi dell’Unione Sovietica: in quel periodo, per esaltare il cosiddetto “realismo socialista”, nelle banchine d’attesa della metropolitana di Mosca e San Pietroburgo furono realizzati infatti una serie di mosaici e statue relative a episodi salienti della storia russa. Peraltro il costo dei biglietti è abbastanza basso perché si va dai 55 rubli (circa 80 centesimi di ) di Mosca ai 45 rubli (circa 65 centesimi di €) di San Pietroburgo per una singola corsa in metro. E, in generale, anche per i beni di consumo i prezzi per un turista italiano sono mediamente più che abbordabili, a maggior ragione se si tiene presente che ci si trova dinanzi ad alcuni dei più noti e affascinanti luoghi del Pianeta. Siti storici come la celeberrima e monumentale Piazza Rossa comprendente la Cattedrale di San Basilio, il Cremlino e Il Mausoleo di Lenin per la Capitale, il Museo Ermitage, il Palazzo d’Inverno e la fortezza dei Santi Pietro e Paolo per la vecchia Leningrado, solo per citarne alcuni.

 I ritmi di queste due enormi città sono leggermente diversi rispetto alle metropoli italiane: i musei aprono alle 10 di mattina, sono visitabili fino alle 21 anche durante la settimana, e, forse anche complice la chiusura delle scuole a fine maggio, si possono trovare tante persone intente a camminare lungo le vie in piena notte, soprattutto a San Pietroburgo. Quest’ultima è una metropoli in cui ad inizio giugno il sole tramonta verso le undici di sera e il cielo non scurisce mai del tutto. In quanto a tradizioni si possono cogliere alcune rilevanti caratterizzazioni in ambito religioso, visto che in Russia la grande maggioranza della popolazione segue il rito ortodosso. I fedeli nelle chiese si fanno il segno della croce in modo diverso rispetto ai cattolici ed è più frequente trovare le donne con la testa velata impegnate a svolgere riti particolari come lo spargimento di erba sui pavimenti delle chiese in occasione delle celebrazioni della Pentecoste.
 Alcune sostanziali differenze tra Mosca e San Pietroburgo si possono tuttavia immediatamente rintracciare: nella Capitale ex sovietica è assai frequente trovare indicazioni stradali o dei mezzi pubblici solo in cirillico a differenza della vecchia Leningrado, nella quale si trovano informazioni anche in alfabeto latino. Per tutti coloro che non parlano la lingua di Puskin, Mosca presenta quindi maggiori difficoltà a trovare l’orientamento. La Capitale poi si presenta agli occhi dei visitatori stranieri come la rappresentazione simbolo della storia e della cultura slava, cuore pulsante della Madrepatria, caratterizzata da continui richiami all’orgoglio nazionale: al monumento del Milite Ignoto al cambio della guardia ogni giorno i soldati marciano in un modo particolare alzando molto le gambe, riproducendo il passo dell’oca. Inoltre lo scorso 28 maggio nello stesso luogo si è svolta la celebrazione della giornata delle guardie di frontiera con deposizione di corone e fiori al monumento e un’imponente sfilata delle guardie.
 La ex Leningrado è città più “occidentale” e cosmopolita, tuttavia non mancano anche qui numerosi richiami alla grande storia Patria. Fra le peculiarità di questa metropoli ci sono le monete o gettoni chiamati token che vengono usati come biglietti della metropolitana, da inserire ai tornelli per potervi accedere. Invece sui pullman ci sono i venditori dei biglietti e il costo varia dai 40 rubli (55 centesimi) agli 80 rubli (1 euro e 10 centesimi) se si va fuori dalla città. Vi è poi la possibilità di fare giri turistici in carrozze che sono costruite come quelle del XVIII o XIX secolo con l’occasione di scattare foto-souvenir in compagnia di persone in costume vestiti come i nobili dell’antico Impero Zarista, un po’ come accadeva a Roma con i gladiatori. Tra le attrazioni imperdibili non si possono non menzionare le escursioni in battello lungo la Neva, anche notturne in occasione dell’apertura di alcuni ponti di San Pietroburgo, un momento partecipato da parte dei turisti perché l’apertura avviene con luci e musica a fare da splendido contorno.
 Infine per gli amanti della buona cucina un rapido accenno ad alcune delle principali tradizioni culinarie russe: le caratteristiche zuppe con verdure, la minestra Borsch a base di barbabietola (originaria dell’Ucraina), ma la variante russa, in base a quanto ci è stato detto, prevede l’uso di verdure come cavoli, broccoli, carote, patate a base di panna acida. Poi ci sono i Varenyki equivalenti dei Pieroghi, una portata di lontana origine polacca. Si tratta di ravioli che possono avere un ripieno sia salato sia dolce, spesso assieme a questa pasta viene fornita una panna acida che si chiama Smetana.
 Finito il nostro resoconto si può sottolineare come le due grandi metropoli ex sovietiche abbiano entrambe attinto alla cultura europea, riuscendo tuttavia a conservare caratteristiche e peculiarità proprie in grado di darle un fascino unico e renderle agli occhi del visitatore occidentale un mix di incantevole bellezza.   

martedì 20 giugno 2017

PECHINO, DOVE ORIENTE E OCCIDENTE SI INCONTRANO


Un nostro inviato è stato recentemente a Pechino: le vorticose trasformazioni della millenaria capitale della Cina viste in prima persona tra modernità e tradizione


“La Cina è vicina”, questo è lo slogan con il quale, sempre più frequentemente, ci si riferisce a questo grande paese asiatico. Si può parlare di vicinanza non solo per la numerosa e radicata presenza cinese nella penisola italiana, ma anche perché la “Terra di Centro” (termine con il quale la Cina è chiamata dai suoi abitanti) ha raggiunto uno sviluppo economico e un benessere diffuso che ha portato la sua popolazione urbana a vivere come noi occidentali. Questo lo si può facilmente desumere, se ci si reca in viaggio a Pechino, fin dal primo impatto con lo skyline della Capitale dove si stagliano palazzi imponenti, di altezza simile o superiore a quelli delle più importanti metropoli europee e americane. A Pechino e dintorni sono enormi alcuni luoghi simbolo della città, come Piazza Tienanmen, i templi di Confucio e di Lama, il Palazzo del Cielo e altri antichissimi edifici sacri, oltre alla Grande Muraglia, raggiungibile più velocemente a Mutianyu, una località distante dalla Capitale circa 70 chilometri. Per una parte di queste celeberrime attrazioni sono necessarie diverse ore di visita e ben presto si possono cogliere le profonde differenze di questi luoghi rispetto a quelli delle nostre città. Gran parte dei monumenti infatti, in primis quelli sacri, seguono dei profili architettonici caratteristici diversi da quelli occidentali. Come anticipato, fatta eccezione per qualche piccola sacca di povertà, circoscrivibile alla presenza di qualche mendicante nelle strade e nei vicoli stretti del centro (Hutong) in cui gli abitanti di questi quartieri sono ancora costretti ad utilizzare i bagni pubblici, i pechinesi vivono all’“occidentale”. Ad esempio se si prende la metropolitana è facile notare che una parte dei passeggeri è costantemente intenta ad usare il proprio cellulare, proprio come ormai avviene regolarmente nei mezzi pubblici di Milano. In aggiunta la metro della Capitale è tecnologica, ha prezzi convenienti ed è facile acquistare i biglietti, a differenza che nelle nostre principali città, dove nei distributori automatici è difficile capire le tariffe di cui si ha bisogno. Infine sono da menzionare alcune singolarità in ambito culinario della Cina: i piatti tipici sono, oltre al riso, l’anatra arrosto, la cui carne è molto simile a quella del pollo, e altri animali che mai ci immagineremmo di mangiare come scorpioni, cavallette o blatte, anche se il consumo di questi cibi tra i cinesi è limitato, e per certi versi sono più i turisti occidentali a voler “provare” nuovi gusti. Peraltro nei ristoranti di Pechino i prezzi risultano più abbordabili rispetto a quelli italiani. Ad esempio, in locali rinomati è molto facile arrivare a spendere al massimo 10-11 euro a testa. Last but not least è da sottolineare la disponibilità dei cinesi che, in genere, sono sempre pronti ad aiutarti quando chiedi loro delle informazioni, nonostante in certi casi conoscano solo il mandarino e non parlino inglese. Del resto cordialità e ospitalità sono da secoli nobili tratti distintivi del popolo cinese. 

domenica 10 luglio 2016

Viaggio nella Antica Palestina tra passato, presente e futuro


Un nostro inviato è appena ritornato da un viaggio in Terrasanta: ecco le sue entusiastiche impressioni!

Una meta suggestiva e al tempo stesso inquietante: la Terrasanta. Sappiamo i problemi politici presenti in quest’area geografica, ma il gioco vale la candela. Gerusalemme, capitale di Israele e rivendicata dall’Autorità nazionale palestinese, è una città con monumenti legati alla storia delle tre grandi religioni monoteistiche (Ebraismo, Cristianesimo e Islam). Basti infatti pensare alla Città Vecchia con i luoghi legati alla storia di Gesù e della Madonna (Basilica del Santo Sepolcro, la Chiesa della tomba della Vergine Maria) o al Muro del Pianto, con gli ebrei intenti a pregare sui testi sacri o alla Spianata delle Moschee, parte della città sacra ai musulmani come anche ai cristiani. In questo luogo Gesù scacciò i mercanti dal Tempio. Inoltre non molto distante da Gerusalemme si trova Betlemme, la città, appartenente all’Autorità palestinese e separata da un imponente muro, che ha dato i natali a Gesù, con la chiesa della Natività o della grotta del latte. Ma i luoghi suggestivi non finiscono qui. Nei pressi di Gerusalemme, infatti, c’è il Mar Morto con le sue acque calde, posto a una depressione di 400 metri, luogo di turismo estivo con i suoi imponenti alberghi e villaggi turistici. Poi c’è Jaffa, località marittima posta nell’area metropolitana di Tel Aviv, per certi versi simile a Gerusalemme. Nelle sue strade si possono trovare chiese cristiane e una moschea, nonché edifici antichi risalenti a diversi periodi storici. Infine qualche parola da spendere per Tel Aviv, la capitale economica di Israele, città ultramoderna con uno skyline formato da tanti grattacieli, presenti anche a ridosso delle spiagge, che rendono simile questo tratto di costa mediterranea alle spiagge di Copacabana a Rio de Janeiro o alla Costa del Sol in Spagna. Certo, come già accennato all’inizio, la tensione tra israeliani e palestinesi è palpabile e il dispiegamento della polizia israeliana, assieme alla presenza di telecamere di sorveglianza, è imponente al fine di prevenire eventuali attentati. Tuttavia, in certi casi, le divergenze politiche possono venir meno davanti al turismo: “Business is Business” e, ad esempio, si possono trovare nel quartiere musulmano della Città Vecchia dei negozi nei quali si vendono oggetti sacri della religione ebraica (Kippah, Menorah ecc...). L'esperienza nei principali luoghi della Antica Palestina, punto di incontro tra Oriente e Occidente e luogo di ritrovo di tre religioni, lascia dunque in eredità il fascino di questi territori traboccanti di storia con tutte le loro contraddizioni e divisioni che persistono ancora oggi. Divisioni che speriamo possano essere, in un futuro non troppo lontano, definitivamente superate.

martedì 26 novembre 2013

Knockout Game l'ultima follia dei teenagers americani


Picchia, stendi e scappa. Pare sia questa la nuova delirante "moda" in voga negli Stati Uniti.  Si chiama "knockout" ed è già costata la vita a tre persone tra Washington e New York, uomini e donne innocenti che hanno avuto il solo torto di trovarsi nel momento sbagliato al posto sbagliato. No, non è un gioco, a dispetto del nome. E ciò che fa ancora più rabbrividire è che alcuni protagonisti di questi gesti insani siano ragazzi minorenni (dai 13 ai 16 anni) che individuano passanti isolati quali "facili" prede per questi "rituali di iniziazione". Ecco che allora la violenza bruta, fatti di calci e pugni si consuma in un attimo, mentre qualche complice si preoccupa addirittura di filmare video amatoriali da postare su youtube (vedi sopra). Sadismo, divertimento, noia, emulazione, razzismo: queste alcune delle ipotesi formulate dagli investigatori che hanno fermato una parte di questi delinquenti grazie proprio ai filmati circolanti in rete. Ribrezzo, rabbia, impotenza le reazioni della gente comune, che non riesce a spiegarsi il perché di tanta (assurda) violenza. Il vuoto pneumatico, questo ci dev'essere  nella testa dei soggetti in questione. Novelli drughi impenitenti che la società in cui viviamo continuamente coltiva propinando modelli di comportamento sbagliati tramite tv, internet e social network. Chi è causa del suo mal...

giovedì 11 luglio 2013

La "Grande Mela" vista con gli occhi di un ragazzo italiano


“Sono nella Grande Mela”: è questo il primo pensiero, contrassegnato da una certa emozione, per i turisti che sbarcano all’aeroporto "John F.Kennedy" di New York. In breve racconterò alcune mie impressioni di nove giorni di vacanza come turista italiano in una delle città più grandi del mondo.
All’inizio, sicuramente, la prima sensazione per il visitatore europeo è di stupore e magnificenza, perché si possono notare alcune differenze sostanziali fra il vecchio Continente e gli Stati Uniti. In questa nazione, e ovviamente in un centro importante come New York, tutto si fa più grande. Imponenti sono le costruzioni del centro città (Manhattan), il cui edificio più "basso" raggiunge forse i venti o trenta piani d’altezza; tutto ciò rende lo skyline di New York molto affascinante di giorno e di sera, soprattutto se visto da alcuni punti privilegiati della città, come il "Rockefeller Center" o il Ponte di Brooklyn. Notevoli dimensioni hanno anche le strade e le automobili usate dagli americani. E non è tutto: di sera ci sono le luci sgargianti di "Times Square" o dei grandi grattacieli che fanno venire alla mente il detto “New York è la città che non dorme mai”, anche perché, ad esempio, a Manhattan buona parte dei negozi rimane aperta 24 ore su 24. Al fascino della "Grande Mela" contribuisce senza alcun dubbio la presenza di luoghi che vale la pena visitare, come il "Metropolitan Musem of Art", "Central Park", la spiaggia di Coney Island, il museo "Garibaldi-Meucci" o la "Federal Hall" (il palazzo in cui George Washington nel 1789 entrò in carica come primo presidente degli Stati Uniti).
Ma anche se si è in America il detto “tutto il mondo è paese” è sempre valido. In tanti ambiti si possono trovare gli stessi problemi tipici di Milano, Roma e Napoli come il traffico automobilistico congestionato nelle ore di punta o la fatiscenza delle stazioni della metropolitana. A questo si aggiunge la presenza di molti quartieri periferici come Brooklyn o il Queens, da considerarsi dei veri e propri bassifondi caratterizzati da edifici vecchi, tutti con la scala antincendio sulla strada, tipica delle case americane di periferia, o da strade sporche e piene di rifiuti. Zone della città abitate soprattutto da immigrati ispanici in cui si può sentir parlare anche lo spagnolo oltre che l’inglese o trovare cartelli pubblicitari bilingue che danno l’immagine di una città certamente multietnica, del resto la mescolanza di differenti etnie è una peculiarità della società americana, ma, in cui sono palesi situazioni di povertà e degrado. In conclusione New York, come forse altre grandi città americane, per la sua imponenza ha un certo fascino ed è quindi una località che consiglio di visitare, ma è anche una metropoli contrassegnata da zone molto diverse tra loro in cui il turista può passare da uno stato d’animo molto positivo ad un altro molto negativo, senza vie di mezzo.

mercoledì 3 luglio 2013

Il Brasile che protesta


Riceviamo e pubblichiamo una testimonianza diretta sulle proteste popolari e le manifestazioni di piazza che stanno caratterizzando il gigante sudamericano in questi giorni.

Nell’ultima settimana le piazze brasiliane si sono riempite di manifestanti, in un numero che è arrivato ad un milione in pochi giorni.
Le proteste in Brasile hanno mostrato un’insoddisfazione diffusa, cittadini comuni si sono alzati dal divano e sono scesi in piazza pacificamente, chiedendo la riduzione delle tariffe di trasporti pubblici, sicurezza, educazione, salute e anche le dimissioni dei politici corrotti. Inoltre, le spese crescenti che lo stato ha dovuto e dovrà sopportare a causa delle competizioni sportive che avverranno in Brasile fino al 2016 hanno fatto sì che molti brasiliani si chiedessero: "Da dove sono usciti tutti questi soldi?"; "Perché non si è investito in salute, sicurezza e educazione?". Queste manifestazioni, però, hanno sorpreso i governi e le autorità, perplesse, si interrogano: "Come è possibile?"; "Chi sta dietro tutto questo?"; "Chi li controlla?"; "Come fa un governo che aveva più del 60% di approvazione popolare a diventare il bersaglio di tante proteste e insoddisfazioni?". E, in ritardo, reagiscono con una repressione poliziesca, condita da vaghe promesse per il futuro.
La domanda “chi sta dietro a tutto questo?” troverebbe una risposta se il governo guardasse all’ovvio che ha di fronte agli occhi: l’insoddisfazione dei giovani. La stessa insoddisfazione che portò altre generazioni ora al potere alle manifestazioni degli anni '60 e '70. La stessa insoddisfazione che portò i lavoratori in sciopero tra gli anni '70 e '80 e originò il PT (Partito dos Trabalhadores), che da dieci anni è al comando del Paese.
Ma non sono tutte rose e fiori. I manifestanti faticano a formalizzare le loro rivendicazioni. La moltitudine mostra una grande insoddisfazione, ma non si concentra su obiettivi chiari. Inoltre, sono apparsi gruppi violenti che hanno sporcato la bellezza delle proteste. Gente che ne approfitta per confrontarsi con la polizia, rubare e creare molta confusione.
Finora alcune rivendicazioni hanno avuto successo, anche se a livello superficiale. I prezzi dei biglietti degli autobus sono scesi in varie città. Però la mancanza di univocità renderà queste conquiste brevi e incapaci di raggiungere dei risultati duraturi. È legittimo chiedere miglioramenti nell’educazione, nella sanità, nella sicurezza e nei trasporti pubblici. Ma per ottenerli non basta la piazza, questi cittadini dovranno protestare anche l’anno prossimo, alle elezioni. Il voto sarà l’arma più chiara e decisiva. Non serve a niente protestare come leoni e votare come degli asini.
Personalmente, vedere che le persone hanno scelto finalmente di abbandonare la loro passività e scendere in piazza a protestare contro le assurdità che accompagnavano la vorticosa crescita del Brasile è stata una sorpresa. D’altra parte però mi aspettavo che, prima o poi, qualcosa del genere accadesse. I problemi erano tanti e non riuscivo a capire perché non fosse successo prima.
La cosa curiosa è che niente di questo accade in Italia, dove esiste molta rabbia diffusa e un malcontento generale, ma non si sono ancora verificate proteste o manifestazioni, se non di tipo particolaristico. L’Italia sta affrontando difficoltà simili a quelle di Grecia e Spagna, sta soffrendo per scelte di politica economica che hanno impoverito i cittadini e le aziende, la corruzione dei politici ha raggiunto nuovi livelli record, ma nonostante ciò nel Bel Paese resiste ancora una strana calma. Vista dal Brasile, la rassegnazione, in Italia, sembra prevalere sul senso di malessere e sull’indignazione.